«Siamo gli under 35 e stiamo venendo a riprenderci i teatri!»

Immagine relativa a Associazione Scenario | Premio Scenario adolescenza 2026 • Motivazione della giuria

Tavolo Critico su Bugbusters | Angela Albanese

Corpi fuori misura e comunità da costruire nei dieci cantieri del Premio Scenario infanzia e adolescenza 2026 di Angela Albanese

https://www.associazionescenario.it/wp-content/uploads/2026/10/Angela-Albanese_TC-2026.pdf

“Bugbusters – analisi entomologica di una protesta silenziosa, del Collettivo Crisi Collettiva, interpretato da Elia Montanari e Beatrice Zanin, vincitore del Premio Scenario adolescenza 2026, affronta questa solitudine attraverso un dispositivo artistico-scientifico. I due disinfestatori osservano la «Blattodea hikikomori» con il tono di un documentario naturalistico, che illustra i diversi gradi di rischio biologico causato da questa inutile specie: dai vestiti sporchi e dai resti di cibo, via via salendo, alla ricerca del buio, fino alla felpa-corazza con cappuccio e cuffie-antenne, espressione del rischio biologico e livello di gravità massimi. Il lessico dell’infestazione materializza lo sguardo adulto che trasforma una persona in sintomo da eliminare, e lo stesso comando proveniente dal mondo adulto, «togliere internet!», rivela il bisogno di intercettare una causa semplice e una soluzione rapida a un problema complesso. L’intreccio con La metamorfosi di Kafka, inoltre, ben protegge a mio avviso il lavoro dal rischio di esporre direttamente l’esperienza biografica, pur condivisa da uno degli interpreti durante i colloqui, e permette altresì di aprire a una molteplicità di cause da cui deriva il desiderio di rinchiudersi in camera, e di contestare dunque l’automatica equivalenza fra hikikomori e dipendenza dalla rete. La ricerca accurata portata avanti dalla compagnia con psicologi, studenti e studentesse, e la scelta di chiedere agli adolescenti di immaginarsi anche come genitori, danno al progetto, almeno nelle intenzioni di futuro sviluppo, una feconda base plurale. Nel passaggio alla forma compiuta, l’ingresso della scuola, della sorella e delle paure legate al futuro potrà ulteriormente ampliare il campo di esplorazione drammaturgica. La sfida sarà conservare la precisione crudele dello sguardo adulto e insieme lasciare filtrare l’opacità di Gregor, alter ego del personaggio letterario: ossia non spiegarlo interamente, non guarirlo per esigenze di lieto fine, non fare dell’uscita dalla stanza l’unico segno possibile di riuscita. Se la sorella lo aiuterà, sarebbe importante che il gesto non sciogliesse troppo rapidamente la solitudine dei genitori e del figlio, ma inaugurasse una comunicazione ancora fragile. L’uscita può essere un inizio, non la soluzione.”

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