«Siamo gli under 35 e stiamo venendo a riprenderci i teatri!»

Immagine relativa a Associazione Scenario | Premio Scenario adolescenza 2026 • Motivazione della giuria

Tavolo Critico su Bugbusters | Stefano Casi

Dentro, fuori e attraverso la scena: dove stanno i ragazzi spettatori? di Stefano Casi

https://www.associazionescenario.it/wp-content/uploads/2026/10/Stefano-Casi__TC-2026.pdf

” È arduo collegare l’hikikomori al concetto di antagonista, ma la prospettiva scelta da Collettivo Crisi Collettiva per raccontare questo fenomeno in Bugbusters – analisi entomologica di una protesta silenziosa, come si intuisce dal sottotitolo, va proprio in quella direzione, e nella maniera meno prevedibile. Il progetto, vincitore del Premio Scenario adolescenza, è un’epifania chiassosa e sgangherata, a tratti anche fecondamente confusa, di elementi e riferimenti, che finiscono in un frullato pop che macina La metamorfosi di Kafka e il film Ghostbusters, la cultura degli anime 10 giapponesi e i videogame. Lo spettacolo non mostra l’adolescente autorecluso, ma due sedicenti disinfestatori del temibile insetto blattodea hikikomoris, che in tutti i modi cercano di compiere la loro missione per estirpare il vulnus dell’asocialità. Li vediamo all’inizio spiegare il fenomeno con discorsi che replicano i pregiudizi più banali sull’argomento, tra motivazioni trite e ritrite (tutta colpa di internet, dei cartoni giapponesi, e così via) e fenomenologia d’accatto (indossano tutti felpa e cuffia per isolarsi), a cui rispondono ovviamente con altrettanto pressappochismo, magnificando metodi disinfestanti ridicoli (insetticidi e aspirapolvere). L’effetto sullo spettatore è spiazzante: probabilmente aspettando di assistere a uno spettacolo sugli hikikomori che aiuti a comprendere, si trova al contrario sommerso da luoghi comuni e superficialità spacciata come rimedio per risolvere il ‘problema’. È un blocco lungo e importante, perché calamita l’irritazione prima di un significativo cambio di registro e narrazione, che rivela come i due improbabili personaggi siano in realtà due genitori che, incapaci di relazionarsi col figlio hikikomori e di fronte al fallimento dei loro sforzi di staccarlo dal suo guscio, hanno proiettato i loro desideri nelle figure dei due grotteschi bugbusters. E improvvisamente, lo spettacolo prende un’altra piega. I genitori, calata la maschera del disinfestatore da operetta, sono costretti a confrontarsi con un adolescente che si sottrae. O sono loro a sottrarsi a lui? Sta di fatto che inizia la litania dei veri luoghi comuni e dei veri tentativi di far uscire il figlio, quelli che appartengono all’esperienza di tutti i genitori (a questo proposito, va sottolineato l’approfondito lavoro di studio e ricerca teorica e sul campo che Elia Montanari e Beatrice Zanin hanno compiuto per anni sull’argomento). Il colpo è formidabile: adesso l’adolescente spettatore, che nella prima parte aveva subìto con irritazione le fanfaronate dei due bugbusters scopre i genitori che si nascondono dietro di loro, e soprattutto scopre le loro fragilità, quella disperazione che diventa ostilità e rabbia perché non sa attivare un contatto vero. È, insomma, un viaggio nell’incomunicabilità, a doppio senso, ambiguo, perché senza mai mettere a fuoco l’hikikomori (che, appunto, non è mai in scena), ne mette a fuoco la presenza attraverso l’assenza, e quindi l’assenza dei genitori in quella presenza nascosta. Come in Jo come Jo, l’adolescente ‘eccezionale’ è in realtà l’adolescente tout court, e qui sta la forza del progetto, nel mostrare a un pubblico (previsto tra i 14 e i 18 anni) i genitori nella loro debolezza e smarrimento, non per cercare banalmente un’ottimistica riconciliazione (come se fosse questo il vero obiettivo), ma per cercare semmai di superare lo stereotipo del genitore attraverso il racconto di adulti che usano proprio lo stereotipo per capire. Un gioco di specchi sottile, che potrebbe riservare un’interessante base di discussione dopo lo spettacolo. Ma qui verrebbe da pensare che, probabilmente, il pubblico ideale di questo lavoro dovrebbe essere proprio un pubblico adulto, quello dei genitori in primis, che così sarebbe costretto a riscontrare nei suoi sforzi inani di capire e agire non una comprensione e azione reale, ma la manifestazione di un’incapacità comunicativa, e di un antagonismo generazionale e relazionale che è prima di tutto divaricazione e allontanamento.”

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