Eco tra i campi, Perché la ricerca è il vero mestiere
Una chiamata all’alba
Quando la Pro Loco di San Matteo della Decima ci ha contattati per fare uno spettacolo all’alba, la prima domanda che ci siamo fatti è stata: cosa raccontiamo a un pubblico che si sveglia alle sei del mattino, in mezzo ai campi, per venire a sentirci? Non poteva essere uno spettacolo qualsiasi. Doveva parlare a loro, di loro.
Abbiamo scelto di raccontare la comunità di Decima attraverso Così è stato di Floriano Govoni — un libro che raccoglie interviste a persone del posto — intervallato dal repertorio di Mina, grazie alla collaborazione con Anima Music. È nato così Eco tra i campi.
Il mito che ci ha aperto la porta
Il filo conduttore è Eco, la ninfa condannata da Era a ripetere solo le ultime parole che sente, senza poterne pronunciare di proprie. Ci è sembrata la metafora perfetta: quante storie, in un paese come Decima, si somigliano? Quante volte una vicenda sentita da un anziano del posto ci ha fatto pensare “questa l’ho già sentita”? È l’eco della pianura — le stesse parole, gli stessi temi, che riecheggiano di famiglia in famiglia, di generazione in generazione.
Quello che abbiamo trovato leggendo
Fare ricerca per questo spettacolo ha significato leggere e rileggere le interviste raccolte da Govoni, e scoprire — pagina dopo pagina — quanta storia ci fosse in un paese che pensavamo di conoscere già. Un nonno che regalava ai nipoti mandorle impiastricciate di tabacco. Una nonna senza denti che nascondeva i bambini sotto la gonna per proteggerli da una sgridata. Un padre che sapeva la Divina Commedia a memoria e leggeva persino l’elenco telefonico.
E poi le storie più dure: la povertà raccontata attraverso una padella di strutto centellinato goccia per goccia. La guerra, con le lettere scritte dal fronte che dicevano tutto tranne la verità — perché come si fa a scrivere a casa che si ha paura, che si dorme con le orecchie dritte come i somari? E poi il ritorno, il bussare alla porta di casa dopo mesi, la voce della moglie che chiede “chi è?” e la risposta più semplice del mondo: “sono io, Ettore, tuo marito.”
Perché la ricerca è il vero mestiere
Fare l’attore, spesso, si pensa che significhi stare sul palco. In realtà il lavoro vero comincia molto prima, nei mesi di lettura, di interviste, di archivio — quando scopri che il paese dove hai sempre vissuto, o quello che stai per raccontare, è pieno di storie che non conoscevi. Storie di matrimoni combattuti a colpi di gelosia, di guerra raccontata senza retorica, di miseria condivisa e per questo più leggera.
È il momento in cui capisci perché fai questo lavoro: non per inventare, ma per ascoltare abbastanza a fondo da restituire agli altri qualcosa che era già lì, aspettando solo di essere raccontato.
Una comunità fatta di eco
Come dice il finale dello spettacolo: le nostre storie si somigliano, riecheggiano le une nelle altre, ma hanno tutte il diritto di essere ascoltate — è così che ci facciamo compagnia, che siamo meno soli, che diventiamo una comunità. In fondo l’alba sorge ogni giorno. Eppure vale sempre la pena ascoltarla.
“Eco tra i campi” è stato presentato il 3 agosto all’alba, a San Matteo della Decima, nell’ambito della rassegna “Eventi in Campo” della Pro Loco.
Voci narranti Elia Montanari e Beatrice Zanin,
musica dal vivo di Anima Music — Giulia Segala e Marco Ielpo.
