Un’Antigone al buio, prima di trovare la luce del palco
Non volevamo il solito saggio
Ogni anno, a fine corso, c’è sempre lo stesso rito: il saggio finale. Le famiglie in sala, i corsisti con il copione tra le mani, un po’ di ansia, un applauso finale. Quest’anno, con Spazio senza Tempo, abbiamo deciso di fare diverso. Molte delle nostre corsiste erano alla loro prima esperienza teatrale. Buttarle sul palco con un copione in mano, davanti a una sala intera, ci sembrava il modo sbagliato per iniziare. Serviva un passaggio prima. Un battesimo del fuoco, ma su misura.
Antigone, ma al buio
A marzo abbiamo organizzato una serata diversa da qualsiasi saggio. Il testo era Antigone: famoso, sì, ma anche difficile — tra i più complessi da affrontare per chi sale su un palco per la prima volta. Ogni corsista aveva un solo monologo, il suo, da portare in scena non davanti a una platea, ma davanti a un pubblico ristretto: massimo cinque persone alla volta, a distanza ravvicinata, quasi intima. Il pubblico riceveva una breve infarinatura sulla storia e sui personaggi — perché anche chi conosce Antigone di nome spesso non ricorda bene la trama — e poi si muoveva dentro il Bunker, incontrando i personaggi sparsi negli spazi, in un ordine completamente casuale. Qualcuno iniziava dal monologo finale di Antigone e finiva con quello iniziale di Creonte. Ognuno costruiva la propria versione della tragedia, pezzo per pezzo, nell’ordine che il caso gli metteva davanti.
Quello che è successo davvero
È stato un successo, ma non solo per il pubblico. Le corsiste, dopo quella serata, avevano acquisito una fiducia che a inizio corso non avevano. Recitare un monologo a due passi da cinque persone è, se possibile, più difficile che farlo su un palco vero — non c’è distanza a proteggerti, non c’è buio in sala a nasconderti. Chi ha superato quella prova ha superato la parte più difficile. A maggio siamo arrivati al saggio finale, quello vero, sul palco, con l’Antigone raccontata questa volta in ordine cronologico, tutta intera. Ma il percorso per arrivarci era stato tutt’altro che convenzionale.
Un pubblico che ha imparato insieme alle corsiste
C’è una cosa che ci ha colpito più di tutte: non abbiamo educato solo le corsiste al teatro. Abbiamo educato anche il pubblico. Chi ha seguito entrambe le serate ha potuto vedere, in diretta, il processo di creazione di uno spettacolo — dai frammenti sparsi e casuali di marzo, fino alla forma compiuta di maggio. Non è comune, a teatro, poter assistere al “prima” e al “dopo” nello stesso percorso. Forse è proprio questo il senso di un corso di teatro intergenerazionale: non solo insegnare a chi sale sul palco, ma costruire insieme a chi guarda un modo diverso di stare a teatro.
“Spazio senza Tempo” è il corso di teatro intergenerazionale del Collettivo Crisi Collettiva, realizzato in collaborazione con ProLoco di Decima e Associazione Bunker, giunto quest’anno alla sua terza edizione.
