Un’amicizia nata da un litigio: quante storie racconta “Il sogno di Bia”
Una storia con più porte d’ingresso
Ci sono spettacoli che si possono raccontare in un solo modo, e spettacoli che invece si aprono a chi vuole guardarli. “Il sogno di Bia” è uno di questi: a seconda di chi lo guarda — e di cosa sta cercando — può diventare una storia diversa. Per questo è uno spettacolo che funziona bene in tantissimi contesti educativi, non solo in uno specifico.
La storia, in breve
A Giogiolandia vive Bia, la principessa del regno, una bambina allegra, un po’ birichina, che canta sempre e si annoia facilmente. Un pomeriggio, mentre gioca da sola a rincorrere la propria ombra — perché al castello non ci sono altri bambini — incontra Severino, un piccolo mostro peloso.
Il loro primo incontro non è affatto amichevole: si spaventano a vicenda, si insultano, si prendono in giro (“Carciofo!”, “Rapa!”, “Topinambour!”) finché, inaspettatamente, scoppiano a ridere insieme. Da lì nasce un’amicizia — ma un’amicizia complicata, perché Severino ha un maleficio addosso: quando ride troppo, diventa appiccicoso, e i due restano incollati l’uno all’altra. Per staccarsi dovranno affrontare un viaggio fino alla grotta del Cristallo Lilla, l’unico capace di sciogliere la magia del terribile mago Modru, padre di Severino.
Non un nemico, ma qualcuno che ha paura come te
Il cuore dello spettacolo non è la magia che li tiene incollati — è il modo in cui Bia e Severino passano da nemici ad amici. All’inizio si temono a vicenda, ognuno vede nell’altro solo un pericolo. Poi, con un litigio buttato in ridere e una merenda offerta senza pensarci troppo, scoprono che dietro alla paura reciproca c’è solo un altro bambino, diverso da loro, ma non poi così spaventoso.
È una lettura che parla direttamente ai bambini più piccoli, che spesso vivono la stessa dinamica in classe o al parco: la diffidenza iniziale verso chi è diverso, e la scoperta che quella diversità, una volta conosciuta, spesso diventa la base di un’amicizia vera.
Affrontare un problema insieme, non da soli
C’è poi il tema del viaggio: Bia e Severino non risolvono il loro problema da soli. Hanno bisogno di Fiorella la rondinella, che indica loro la strada, e di Brambi il delfino, che li accompagna fino alla grotta. Anche una volta arrivati, è solo insieme — cantando a squarciagola, l’uno accanto all’altra — che riescono a farsi sentire dal Cristallo Lilla.
È un modo semplice per raccontare ai bambini che le difficoltà, quando si affrontano in due, si affrontano meglio: chiedere aiuto non è un fallimento, è parte del percorso.
Riconoscere chi sta passando un momento difficile
C’è anche un terzo livello di lettura, più delicato: Severino porta addosso un peso che non ha scelto — un “maleficio” che lo fa comportare in un modo che lui stesso non controlla del tutto, e di cui all’inizio si vergogna, tanto da provare a nascondere la verità a Bia. È un modo poetico per parlare, senza mai nominarlo esplicitamente, di tutte quelle situazioni in cui un bambino porta con sé qualcosa di invisibile agli altri — una paura, una fragilità, una difficoltà — e ha bisogno che qualcuno scelga di restargli vicino comunque, anche prima di capire fino in fondo di cosa si tratta.
Una storia nata per superare una paura vera
Non è un caso che questa storia funzioni così bene su più livelli: nasce da un’esigenza reale. È la fiaba che i genitori di Beatrice Zanin, oggi in scena nello spettacolo insieme a Elia Montanari, le raccontavano da bambina per aiutarla ad affrontare un periodo di ricovero in ospedale. Ma proprio perché nasce da un bisogno concreto, la storia ha dovuto trovare un linguaggio universale — la paura, l’amicizia, il viaggio, l’aiuto reciproco — capace di parlare a qualsiasi bambino, anche a chi la malattia non l’ha mai incontrata da vicino.
Ne avevamo parlato più nel dettaglio in questo articolo, ma è importante dirlo chiaramente anche qui: non serve che una classe stia affrontando un momento difficile per portare in scena “Il sogno di Bia”. È prima di tutto una bella storia d’avventura, di amicizia e di accettazione — che poi, per chi ne ha bisogno, sa parlare anche di cose più profonde.
“Il sogno di Bia” è uno spettacolo per l’infanzia scritto e diretto da Miriam Alda Rovelli, con Elia Montanari e Beatrice Zanin, scene e pupazzi di Luigi Zanin. Adatto a qualsiasi spazio scolastico, non richiede impianto audio o luci. Scopri la scheda completa dello spettacolo.
