«Siamo gli under 35 e stiamo venendo a riprenderci i teatri!»

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Il buongiorno diventa teatrale

Una prova aperta, non una lezione

Lunedì 5 ottobre siamo stati a Castel Maggiore, al Teatro Biagi D’Antona, per il primo incontro di un corso di teatro organizzato in collaborazione con il Collettivo Raptus. Non volevamo fare una presentazione a parole. Volevamo una prova aperta: un assaggio vero del mondo teatrale, un’occasione per capire cosa vuol dire ragionarsi in scena.
Eravamo in 18 e il riscontro della comunità di Castel Maggiore è stato molto positivo. Ci ha confermato una cosa che sentiamo da tempo: c’è un grande bisogno di fare teatro.

L’equilibrio del palco

Abbiamo cominciato con un lavoro sullo spazio. Prima l’equilibrio di palco: tutti e 18 in scena nello stesso momento, con il palco che si comporta come una zattera. Ogni passo di uno cambia l’assetto degli altri, e ogni vuoto va riempito da qualcuno. Per un gruppo che non si era mai visto è un modo rapido per imparare a stare in scena insieme, senza parlare.
Quando il gruppo ha trovato il suo equilibrio, abbiamo aggiunto una consegna: oltre a camminare nello spazio, incrociare lo sguardo con qualcuno, stringergli la mano e dire buongiorno.

Un esercizio banale, in apparenza

Sulla carta è una banalità. In pratica è uno degli esercizi che dicono di più sul rapporto tra vita quotidiana e scena.
All’inizio i corsisti hanno fatto quello che facciamo tutti: una stretta di mano come in ufficio, in famiglia, al lavoro. Un “buongiorno” detto in fretta e una risposta altrettanto veloce. Il contatto svaniva subito e si tornava a camminare nello spazio.
Poi abbiamo chiesto di guardarsi negli occhi, di soffermarsi su quello che si stava dicendo, di prendersi il tempo e di aspettare prima di rispondere. L’esercizio è cambiato. Non era più un semplice salutarsi in scena: i corsisti stavano vivendo un’esperienza quotidiana sul palco.

Dove finisce il quotidiano e comincia la scena

È qui che sta la differenza tra il gesto di tutti i giorni e il gesto teatrale. Il gesto è lo stesso, ma in scena diventa attenzione, tempo e relazione. Nessuno ha dovuto “recitare”: hanno solo smesso di fare le cose di fretta.

Quel buongiorno, a un certo punto, è diventato teatrale.

Il corso si è tenuto al Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore (BO), in collaborazione con il Collettivo Raptus, ed è condotto da Beatrice Zanin ed Elia Montanari del Collettivo Crisi Collettiva.

01 Corso Teatro Castel Maggio 2026 Collettivo Crisi Collettiva
06 Corso Teatro Castel Maggio 2026 Collettivo Crisi Collettiva
05 Corso Teatro Castel Maggio 2026 Collettivo Crisi Collettiva
04 Corso Teatro Castel Maggio 2026 Collettivo Crisi Collettiva
03 Corso Teatro Castel Maggio 2026 Collettivo Crisi Collettiva
02 Corso Teatro Castel Maggio 2026 Collettivo Crisi Collettiva

FAQ

Cos'è il CCC Blog?

Uno spazio dove scriviamo quello che ci passa per la testa mentre facciamo teatro. Non comunicati stampa, non aggiornamenti ufficiali — quelli sono nella sezione News.

Con che frequenza pubblicate?

Non abbiamo un calendario editoriale fisso. Scriviamo quando abbiamo qualcosa da dire, non per riempire uno spazio vuoto.

Di cosa parlate nel blog?

Lavoro quotidiano, riflessioni sulla nostra generazione, spunti che a volte diventano spettacoli e a volte restano solo pensieri buttati giù.

Il blog è collegato ai vostri spettacoli?

A volte sì, a volte no. Alcuni articoli raccontano il processo dietro un progetto, altri sono considerazioni più generali che non c'entrano direttamente con la scena.

Posso commentare gli articoli?

Per ora no. Se hai qualcosa da dire, scrivici direttamente — trovi i contatti in fondo alla pagina.

Chi scrive gli articoli?

Principalmente Elia e Beatrice, il nucleo del collettivo. A volte anche altri artisti che collaborano con noi.

Posso proporre un argomento o scrivere un pezzo come ospite?

Sì, scrivici la tua idea: se ci convince, ne parliamo.

Il blog sostituisce i social del collettivo?

No. Sui social trovi aggiornamenti veloci e contenuti visivi, qui trovi riflessioni più lunghe e articolate.

Gli articoli hanno un tono ufficiale?

Assolutamente no. È il nostro modo di scrivere, con tutta l'ironia e l'imperfezione che ci mettiamo dentro.

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