Il buongiorno diventa teatrale
Una prova aperta, non una lezione
Lunedì 5 ottobre siamo stati a Castel Maggiore, al Teatro Biagi D’Antona, per il primo incontro di un corso di teatro organizzato in collaborazione con il Collettivo Raptus. Non volevamo fare una presentazione a parole. Volevamo una prova aperta: un assaggio vero del mondo teatrale, un’occasione per capire cosa vuol dire ragionarsi in scena.
Eravamo in 18 e il riscontro della comunità di Castel Maggiore è stato molto positivo. Ci ha confermato una cosa che sentiamo da tempo: c’è un grande bisogno di fare teatro.
L’equilibrio del palco
Abbiamo cominciato con un lavoro sullo spazio. Prima l’equilibrio di palco: tutti e 18 in scena nello stesso momento, con il palco che si comporta come una zattera. Ogni passo di uno cambia l’assetto degli altri, e ogni vuoto va riempito da qualcuno. Per un gruppo che non si era mai visto è un modo rapido per imparare a stare in scena insieme, senza parlare.
Quando il gruppo ha trovato il suo equilibrio, abbiamo aggiunto una consegna: oltre a camminare nello spazio, incrociare lo sguardo con qualcuno, stringergli la mano e dire buongiorno.
Un esercizio banale, in apparenza
Sulla carta è una banalità. In pratica è uno degli esercizi che dicono di più sul rapporto tra vita quotidiana e scena.
All’inizio i corsisti hanno fatto quello che facciamo tutti: una stretta di mano come in ufficio, in famiglia, al lavoro. Un “buongiorno” detto in fretta e una risposta altrettanto veloce. Il contatto svaniva subito e si tornava a camminare nello spazio.
Poi abbiamo chiesto di guardarsi negli occhi, di soffermarsi su quello che si stava dicendo, di prendersi il tempo e di aspettare prima di rispondere. L’esercizio è cambiato. Non era più un semplice salutarsi in scena: i corsisti stavano vivendo un’esperienza quotidiana sul palco.
Dove finisce il quotidiano e comincia la scena
È qui che sta la differenza tra il gesto di tutti i giorni e il gesto teatrale. Il gesto è lo stesso, ma in scena diventa attenzione, tempo e relazione. Nessuno ha dovuto “recitare”: hanno solo smesso di fare le cose di fretta.
Quel buongiorno, a un certo punto, è diventato teatrale.
Il corso si è tenuto al Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore (BO), in collaborazione con il Collettivo Raptus, ed è condotto da Beatrice Zanin ed Elia Montanari del Collettivo Crisi Collettiva.
