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Il sogno di Bia: uno spettacolo di famiglia, nel senso più vero

Eredità artistiche, in tutti i sensi

Elia e Beatrice stanno lavorando insieme a ZaroTeatro per portare avanti “Il sogno di Bia” — uno spettacolo che, per Beatrice, non è uno spettacolo qualsiasi da aggiungere al repertorio.
La storia è ambientata a Giogiolandia, dove la principessa Bia — figlia del re Giogiodi, un sovrano che è anche un dottore esperto di malattie infantili — incontra Severino, un mostriciattolo peloso e appiccicoso creato dalla magia cattiva dello stregone Modru. Bia e Severino diventano amici senza sapere di non poterlo essere: Modru ha visto la felicità nella principessa e vuole distruggerla proprio attraverso quel legame. Solo un viaggio fino al cristallo lilla, con l’aiuto di alcuni animali, può spezzare l’incantesimo. E quando Bia riapre gli occhi, non è più nella sua stanza — è altrove, con il papà che le sorride e le dice che Severino se n’è andato, a giocare con i suoi nuovi amici nella grotta del cristallo lilla.

Una fiaba nata per elaborare qualcosa di vero

Questa fiaba non è nata a tavolino. È la storia che i genitori di Beatrice — Miriam Alda Rovelli e Luigi Zanin — le raccontavano per aiutarla ad affrontare un periodo di ricovero in ospedale quando era bambina. Severino, il mostriciattolo appiccicoso, la malattia trasformata in un personaggio da sconfiggere insieme a un’amica coraggiosa: è una storia di rivalsa, scritta con gli strumenti che un genitore ha a disposizione quando vuole proteggere un figlio senza mentirgli.

Oggi quella storia diventa spettacolo, e Beatrice — che da bambina l’ha ascoltata — oggi la porta in scena da adulta, insieme a Elia.

Un’eredità che si allarga

Non è la prima volta che raccontiamo questo tipo di passaggio: ZaroTeatro, fondata dai genitori di Beatrice, è una realtà storica del teatro ragazzi, e il Collettivo Crisi Collettiva sta via via ereditando parte del suo repertorio — da “Il primo ramo di Stella” a “B il bambino Babbo Natale”, fino a questo “Il sogno di Bia”. Ogni volta che succede, non si tratta solo di continuare a portare in scena uno spettacolo che funziona. Si tratta di tenere viva una storia che, in un modo o nell’altro, appartiene alla famiglia.

Con “Il sogno di Bia” questo legame si fa ancora più stretto: non è solo un’eredità artistica, è un’eredità personale. Una fiaba nata per aiutare una bambina a stare meglio, oggi diventa uno strumento per aiutare altri bambini a fare lo stesso.

“Il sogno di Bia” è uno spettacolo per l’infanzia scritto e diretto da Miriam Alda Rovelli, con Elia Montanari e Beatrice Zanin, scene e pupazzi di Luigi Zanin. Adatto a qualsiasi spazio scolastico, non richiede impianto audio o luci.

FAQ

Cos'è il CCC Blog?

Uno spazio dove scriviamo quello che ci passa per la testa mentre facciamo teatro. Non comunicati stampa, non aggiornamenti ufficiali — quelli sono nella sezione News.

Con che frequenza pubblicate?

Non abbiamo un calendario editoriale fisso. Scriviamo quando abbiamo qualcosa da dire, non per riempire uno spazio vuoto.

Di cosa parlate nel blog?

Lavoro quotidiano, riflessioni sulla nostra generazione, spunti che a volte diventano spettacoli e a volte restano solo pensieri buttati giù.

Il blog è collegato ai vostri spettacoli?

A volte sì, a volte no. Alcuni articoli raccontano il processo dietro un progetto, altri sono considerazioni più generali che non c'entrano direttamente con la scena.

Posso commentare gli articoli?

Per ora no. Se hai qualcosa da dire, scrivici direttamente — trovi i contatti in fondo alla pagina.

Chi scrive gli articoli?

Principalmente Elia e Beatrice, il nucleo del collettivo. A volte anche altri artisti che collaborano con noi.

Posso proporre un argomento o scrivere un pezzo come ospite?

Sì, scrivici la tua idea: se ci convince, ne parliamo.

Il blog sostituisce i social del collettivo?

No. Sui social trovi aggiornamenti veloci e contenuti visivi, qui trovi riflessioni più lunghe e articolate.

Gli articoli hanno un tono ufficiale?

Assolutamente no. È il nostro modo di scrivere, con tutta l'ironia e l'imperfezione che ci mettiamo dentro.

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