La nostra analisi entomologica: cento ragazzi prima di Bugbusters
Venti minuti per convincere una giuria
Quando siamo arrivati in semifinale al Premio Scenario, la regola era chiara: venti minuti. Venti minuti per dimostrare che il progetto meritava di andare avanti, e — nel caso migliore — di vincere. Volevamo raccontare gli hikikomori, i ritirati sociali volontari, e costruire uno spettacolo pensato per gli adolescenti. Ma per farlo dovevamo partire da loro, non da noi.
Il problema è che “partire da loro” può voler dire troppe cose diverse. Un questionario anonimo ci avrebbe dato un’impressione generale, ma piatta — numeri senza volto. Fermarci sull’esperienza singola di Elia, che già aveva acceso la miccia del progetto, ci avrebbe dato profondità ma non ci avrebbe restituito una generazione. Ci siamo resi conto che serviva una cosa sola: guardare il fenomeno da tre angolazioni diverse, tutte insieme.
Tre modi di ascoltare
Il questionario. L’abbiamo distribuito a tutti i professori che conoscevamo, chiedendo loro di passarlo ai ragazzi senza una vera logica — proprio per raccogliere impressioni disparate, non filtrate. Sono arrivate più di cento risposte.
Una delle domande diceva: se domani ti svegliassi e fossi un insetto, che insetto saresti? Le risposte sono state rivelatorie di come i ragazzi percepiscono sé stessi. C’era chi si è scelto testardo, irascibile, fastidioso, innocuo — cimice, ragno, zanzara. E chi invece si è scelto libero, e ha risposto libellula.
Un’altra domanda chiedeva tre desideri al genio della lampada. Tutti, sottolineiamo tutti, hanno chiesto soldi. Sulla precarietà del futuro ci sarebbe già materiale per uno spettacolo a parte.
Il laboratorio di scrittura creativa. Abbiamo contattato il professor Daniele Bressanelli dell’Istituto Fratelli Taddia di Cento, per portare un laboratorio di tre incontri sul ritiro sociale volontario dentro le sue ore scolastiche, con la classe terza H.
Nel primo incontro abbiamo parlato de Le Metamorfosi di Kafka e della condizione degli hikikomori. Alla domanda su cosa avvicini di più un ragazzo al ritiro sociale, le risposte sono state chiare: la performatività sui social, la competizione continua per apparire, la precarietà del futuro lavorativo.
Nel secondo incontro abbiamo portato in classe oggetti che immaginavamo potessero trovarsi nella stanza di un ritirato sociale — fumetti, manga, videogiochi, una felpa, cuffie, un violino, oggetti della cultura nerd. Ci aspettavamo che manga e anime vincessero facile. Ci siamo sbagliati: per la classe terza H, l’oggetto emblematico della loro generazione era la felpa con cappuccio, insieme alle cuffie. Una corazza in cui chiudersi, e un modo per ascoltare solo la propria musica, isolati dal resto.
Nel terzo incontro abbiamo chiesto ai ragazzi di scrivere immaginandosi genitori di un figlio hikikomori. Le soluzioni che sono uscite sono state sorprendentemente drastiche: smontare la porta, obbligarlo a uscire con la forza, togliergli internet, oppure comprargli qualsiasi cosa pur di farlo uscire. Quando abbiamo chiesto perché non avessero scelto semplicemente di parlarne, la risposta è stata netta: i loro genitori non lo farebbero mai, o almeno loro sentono che questa comunicazione manca. È stato il momento in cui abbiamo capito cosa doveva diventare il cuore dello spettacolo.
Il workshop teatrale. Il terzo approccio è stato con una scuola di teatro nella zona di Ferrara: un workshop con il corso adolescenti, per lavorare con ragazzi che il linguaggio scenico già lo masticavano. Da lì sono arrivate immagini e racconti che poi la giuria del Premio Scenario ha apprezzato particolarmente.
Quello che tutti e tre gli incontri ci hanno detto insieme
I dati raccolti dal questionario, gli audio nati nel laboratorio di scrittura, le suggestioni sceniche del workshop: messi insieme raccontavano tutti la stessa cosa. Non si può parlare di ritiro sociale volontario senza parlare di incomunicabilità — tra genitori e figli, tra due generazioni che si guardano senza riuscire davvero a parlarsi. È così che l’incomunicabilità intergenerazionale è diventata il cardine di Bugbusters, lo spettacolo che poi ha vinto il Premio Scenario Infanzia e Adolescenza 2026.
Bugbusters — analisi entomologica di una protesta silenziosa
è vincitore del Premio Scenario Infanzia e Adolescenza 2026, sezione Adolescenza, e del Premio dell’Osservatorio Critico Studentesco.
