Perché Collettivo Crisi Collettiva? Cronaca di una generazione in crisi
Il bar che non c’era
Marzo 2020. Non ci potevamo vedere, se non attraverso un rettangolo blu su Meet, con la connessione che cadeva proprio nel momento più intenso del discorso. Eppure parlavamo lo stesso, tantissimo — come se fossimo al bar, ma lontani chilometri, ognuno chiuso nella propria stanza.
Ci confidavamo quanto fossimo tristi. Contemplavamo, con quella solennità un po’ ingenua che si ha quando si è nel mezzo di qualcosa di grande, il fatto di stare vivendo un evento storico. La pandemia, la prima vera crisi collettiva della nostra generazione — o almeno così pensavamo.
Non era la prima volta
Poi a un certo punto ci siamo fermati e ci siamo detti: aspetta, non è la prima crisi che affrontiamo. C’era già stata quella del 2008, che ci ha visti crescere dentro famiglie che facevano i conti con la precarietà. C’è la crisi climatica, che ci accompagna da sempre come un rumore di fondo che nessuno riesce a spegnere. C’è la globalizzazione, con tutto quello che si è portata dietro. Siamo nati e cresciuti dentro un’emergenza continua, e la pandemia non era altro che l’ultimo capitolo di una storia già scritta.
Da lì ci siamo innamorati di un’espressione: generazione in crisi. Non come lamento, ma come diagnosi onesta. Millennials e Gen Z non hanno mai conosciuto altro.
Quello che ci era mancato
Quando finalmente ci siamo potuti rivedere, la prima cosa che abbiamo fatto è stata sederci a contemplare quanto ci fosse mancata la vicinanza dell’altro — quella vera, fisica, senza schermo in mezzo. E insieme a questo, ci siamo accorti di quanta fatica facessimo a ritrovare un senso di comunità, di stare insieme, di fare le cose collettivamente.
Ecco la seconda parola.
Compagnia è una parola vecchia
Nel frattempo, guardandoci intorno nel panorama teatrale, qualcuno ci ha fatto notare una cosa: le nuove realtà teatrali stavano iniziando a ripudiare il termine “compagnia” a favore di “collettivo”. Non era solo una questione di nome. “Compagnia” porta con sé un’idea di preparazione attoriale classica, di gerarchia, di un mestiere chiuso in sé stesso. “Collettivo” invece si apre — abbraccia musica, installazioni visive, video, e tutte le arti che possono entrare in uno spettacolo senza chiedere permesso.
Ci siamo riconosciuti subito in questa definizione.
Tre cose che diciamo di noi con un nome
Così è nato Collettivo Crisi Collettiva, e dentro queste due parole ci sono tre cose fondamentali che diciamo di noi stessi:
Che siamo un collettivo, non solo di attori — un gruppo aperto a tutte le arti immaginabili, senza confini rigidi tra i linguaggi.
Che siamo sempre in crisi — perché siamo cresciuti dentro crisi continue e non vediamo motivo di fingere il contrario.
Che le nostre tematiche sono collettive, anche quando partono da urgenze intime, personali, profondamente nostre — perché quello che sentiamo da soli, spesso, è quello che sente tutta una generazione.
Crisi Collettiva è un collettivo teatrale under 35 nato a Bologna nel 2020, durante la pandemia. Vincitore del Premio Scenario Infanzia e Adolescenza 2026.
