Due strade, un’unica urgenza: farsi ascoltare
Stesso laboratorio, due scuole diverse
Nel 2024 Elia e Bea hanno condotto, nello stesso periodo, due edizioni del laboratorio “Da così a così” per la scuola media: Elia a Baricella, Bea ad Altedo. Stessa struttura di partenza, stesso obiettivo — arrivare a una restituzione finale davanti a un pubblico. Ma bastano poche settimane di lavoro con due gruppi diversi per capire che il format, per quanto solido, non basta mai da solo. Servono strade diverse per arrivare allo stesso posto: far parlare i ragazzi di sé stessi.
Baricella: essere registi delle proprie passioni
Elia si è trovato davanti a un gruppo che aveva soprattutto bisogno di essere preso sul serio nei propri interessi. Ha costruito la restituzione finale attorno alle passioni dei ragazzi: chi portava in scena i videogiochi, chi i film horror, chi la propria marca d’acqua preferita, chi la storia, chi la musica. Ogni ragazzo scriveva la propria scena e ne diventava regista. Il meccanismo ha funzionato meglio di quanto ci si aspettasse: sapendo che sarebbero stati tutti registi, a turno, i ragazzi restavano molto più attenti anche quando dirigevano gli altri. Nessuno si sentiva escluso dal lavoro, perché sapeva che il proprio momento sarebbe arrivato. Elia ha fatto da regista generale della restituzione, aiutando a mettere in ordine le scene e a costruire una consequenzialità che rendesse il lavoro organico, senza mai togliere ai ragazzi la proprietà delle loro scene.
Altedo: nascondersi dietro un dio per dire la verità
Ad Altedo, Bea si è trovata davanti a un problema diverso: i ragazzi avevano tanta voglia di esprimersi, ma si vergognavano a interpretare sé stessi e i propri pensieri direttamente. Parlare in prima persona, davanti ai compagni, era un ostacolo più grande del previsto. La soluzione è arrivata dal Monte Olimpo. Ogni ragazzo poteva scrivere un dialogo, un monologo, una canzone o una poesia, ma con protagonista una divinità o una figura della mitologia greca — un materiale che i ragazzi conoscevano già bene, perché lo studiano a scuola. Il filtro dell’epica ha funzionato benissimo: dietro Afrodite, Calipso, Zeus e Poseidone, i ragazzi hanno iniziato a tirare fuori i propri disagi, le proprie passioni, i propri sogni, senza dover ammettere apertamente che stavano parlando di sé. È uscito un rap di Afrodite, una poesia di Calipso, un dissing tra Zeus e Poseidone — e molto altro.
Adattarsi è il vero mestiere
Quello che ci portiamo a casa da questa doppia esperienza è semplice quanto prezioso: non esiste un solo modo per far aprire un gruppo di ragazzi. C’è chi ha bisogno di sentirsi protagonista assoluto delle proprie passioni, e chi ha bisogno di un filtro, di una maschera dietro cui nascondersi per potersi finalmente mostrare davvero. Il format resta lo stesso, la struttura di base pure — ma il vero lavoro comincia quando capisci qual è la chiave giusta per quel gruppo specifico, in quella scuola specifica, in quel momento specifico. Ed è forse la parte più bella di questo mestiere: non sai mai in anticipo quale sarà la strada giusta, finché non la trovi insieme a loro.
“Da così a così” è il laboratorio teatrale doposcuola del Collettivo Crisi Collettiva, condotto da Beatrice Zanin ed Elia Montanari nelle scuole medie del territorio.
Foto staua di Zeus di Giona Montanari
