Il Collettivo Crisi Collettiva è transfemminista, e questo si sente in quello che mettiamo in scena. Gli spettacoli di questa sezione partono dalle esperienze femminili: quelle vissute in prima persona, quelle raccolte in interviste e laboratori, quelle ereditate da madri, nonne e figlie.
Parliamo di identità, di diritti, di emancipazione, di autostima e del rapporto con il proprio corpo. Parliamo di aspettative che arrivano da famiglia e società, di memoria collettiva e di violenza sulle donne, anche quella che non fa notizia. Lo facciamo con ironia, musica e autonarrazione, perché ridere insieme è spesso il modo più diretto per riconoscersi.
Molti di questi lavori nascono da storie vere. Le parole delle donne incontrate durante la ricerca diventano materiale drammaturgico, restituite senza retorica e senza vittimismo. Il teatro diventa così uno spazio dove tre generazioni possono ascoltarsi.
Sono spettacoli adatti a rassegne, teatri, biblioteche e scuole superiori. Si prestano a eventi legati a ricorrenze come l’8 marzo, il 25 novembre o il 2 giugno, e a collaborazioni con Comuni e associazioni che si occupano di parità di genere, memoria storica e contrasto alla violenza.
Dopo lo spettacolo possiamo organizzare un incontro o un dibattito con il pubblico, o con le classi. È un momento per confrontarsi sui temi emersi, fare domande e portare il proprio punto di vista, anche insieme alle realtà del territorio.
Progetti teatrali che esplorano esperienze femminili, identità, diritti e violenza sulle donne. Le schede del repertorio di Crisi Collettiva.
Votate la regina! è uno spettacolo teatrale in forma di monologo femminile con musica dal vivo, che si colloca a metà tra il teatro di narrazione e il teatro d’indagine.
Il progetto nasce dal desiderio di interrogare il presente attraverso la memoria collettiva, mettendo in dialogo la storia dell’emancipazione femminile italiana con le voci delle donne di oggi.
spettacolo di autonarrazione, tratto solo ed esclusivamente da storie vere. Quattro storie, tre generazioni, due madri e due figlie. Lo spettacolo racconta di Vera, una donna di circa 60 anni che si trova a fare i conti con una tremenda verità, non sa chi lei sia.