Il teatro d’indagine è il nostro modo di cominciare un progetto: prima si ascolta, poi si scrive. Ogni spettacolo di questa sezione parte da una domanda sulla contemporaneità e da una ricerca sul campo fatta con le persone che quella domanda la vivono ogni giorno.
La ricerca prende forme diverse a seconda del tema. Questionari anonimi, interviste, laboratori nelle scuole e nelle comunità, incontri con associazioni ed esperti, testimonianze raccolte di persona. A volte entra anche il nostro vissuto, trasformato in materiale teatrale con il metodo dell’autofiction: usiamo la nostra storia come si usa qualsiasi altra fonte di ricerca.
Quello che raccogliamo diventa scrittura scenica. Le parole delle persone incontrate finiscono dentro le drammaturgie, restituite senza retorica e senza voler dare lezioni. Lavoriamo in modo collettivo e orizzontale, con ironia e autoironia, perché è il modo più onesto per avvicinarsi a temi che tanto ironici non sono.
I temi sono quelli che attraversano la nostra generazione e il nostro tempo: le aspettative sul futuro, la precarietà, il lutto, la disobbedienza civile, il rapporto tra generazioni, il ritiro sociale, le identità e le storie delle donne. Ogni progetto sceglie il linguaggio più adatto: monologo, dispositivo partecipativo, spettacolo con video, musica dal vivo o intervento nello spazio.
In diversi spettacoli il pubblico non è soltanto davanti alla scena. Può essere chiamato a partecipare, a scegliere, a giocare con le regole. Il teatro diventa così uno spazio dove ci si riconosce, e dove le domande restano aperte invece di avere una risposta confezionata.
Il teatro d’indagine di Collettivo Crisi Collettiva: ricerca sul campo, testimonianze e scrittura scenica per raccontare la contemporaneità.