Teatro d’indagine: partire dalle persone, non dal copione
Prima la domanda, poi il copione
Il teatro d’indagine è un modo di fare teatro che parte dalla realtà. Prima di scrivere una scena ci chiediamo che cosa succede intorno a noi, poi usciamo a chiederlo alle persone che lo vivono. Interviste, questionari, laboratori e testimonianze diventano il materiale con cui costruiamo lo spettacolo.
Per noi funziona così da quando abbiamo capito che le storie più forti non stanno nella nostra testa. Stanno nelle stanze degli adolescenti, nelle cucine delle nonne, nei corridoi delle scuole, nelle piazze dei paesi. Il nostro lavoro comincia da lì.
Come lavoriamo, in pratica
Si parte da un’esigenza. Mai da un testo che ci piace o da un’idea che ci sembra bella. Ci interessa una domanda che qualcuno si porta dietro: perché tanti ragazzi si chiudono in camera? Che cosa direbbero oggi le donne che nel 1946 votarono per la prima volta? Che cosa succede in un paese quando gli anziani smettono di raccontare?
Si esce a cercare le voci. Usiamo gli strumenti più adatti a ogni progetto: questionari anonimi, interviste, laboratori con le scuole, workshop con gruppi di giovani attori, incontri con associazioni ed esperti, letture di libri di testimonianze. A volte ne servono tre insieme, perché un solo strumento dà un’immagine incompleta. Un questionario fa vedere l’insieme ma non ha un volto. Un’intervista dà profondità ma non rappresenta una generazione.
Si lascia entrare quello che arriva. È la parte più difficile. Spesso quello che le persone dicono non coincide con quello che ci aspettavamo. Ci siamo portati in classe manga e videogiochi pensando che fossero gli oggetti simbolo del ritiro sociale, e i ragazzi ci hanno risposto che l’oggetto della loro generazione era la felpa con il cappuccio. Quando succede, cambiamo il progetto, non le risposte.
Si scrive insieme e si restituisce. Le parole raccolte diventano drammaturgia. Lavoriamo in modo collettivo, con ironia, e restituiamo il risultato alle persone che ci hanno aiutato. Al debutto di Votate la Regina le partecipanti al laboratorio hanno riconosciuto le loro voci dentro lo spettacolo, ed è la ricompensa migliore.
Quattro spettacoli, quattro modi di ascoltare
Se e solo se è nato da un Google Form con una sola domanda (“cosa ti mette più ansia?”) a cui hanno risposto quasi 500 adolescenti, da un laboratorio con Officina Adolescenti in Sala Borsa e da cinque interviste dirette. I temi più votati sono diventati i capitoli dello spettacolo. Racconto completo.
Bugbusters è partito da più di cento questionari distribuiti nelle scuole, da un laboratorio di scrittura creativa con una classe terza media e da un workshop con un gruppo di teatro adolescenti. Abbiamo lavorato anche con una psicologa. Dalla ricerca è emerso il cuore dello spettacolo: l’incomunicabilità tra genitori e figli. Racconto completo.
Votate la Regina ha avuto bisogno di memoria e di presente. Ci siamo informati sulle testimonianze delle donne del 1946 e abbiamo organizzato il laboratorio Sognando future banalità, in cui abbiamo chiesto a donne di oggi che cosa ci sembra impossibile e potrebbe sembrare banale tra ottant’anni. Racconto completo.
Eco tra i campi è stato costruito sulle interviste a persone di San Matteo della Decima raccolte nel libro Così è stato di Floriano Govoni. La ricerca, in quel caso, ha significato scoprire quanta storia c’era in un paese che pensavamo di conoscere. Racconto completo.
Quando le voci degli altri non bastano
Ci sono momenti in cui l’ascolto da solo non ci porta alla scena giusta. In quei casi torniamo a noi stessi e usiamo la nostra esperienza come una fonte tra le altre, con il metodo dell’autofiction di Sergio Blanco. Non è un ritorno al “teatro che parla di sé”: è un modo per far entrare il nostro punto di vista dentro una ricerca che resta collettiva. Ne abbiamo parlato qui.
Perché lo facciamo
Il teatro d’indagine ci ha insegnato una cosa che non abbiamo più abbandonato: non siamo noi a dover avere qualcosa da dire, siamo noi a dover ascoltare abbastanza a lungo perché qualcuno lo dica. Quando una ragazza o un anziano si riconoscono in una scena, la scena funziona. Quando non si riconoscono, abbiamo sbagliato noi.
Per questo non facciamo teatro su qualcuno. Lo facciamo con chi ha una storia da raccontare, e lo restituiamo a chi ci ascolta.
Il Collettivo Crisi Collettiva è un collettivo teatrale under 35 di Crevalcore (Bologna). Gli spettacoli di teatro d’indagine sono raccolti nella sezione dedicata del sito.
